Gli artisti

DEE DEE BRIDGEWATER

Lungo il corso di una sfaccettata carriera che attraversa quattro decenni, la gigantessa del Jazz, Dee Dee Bridgewater è ascesa agli olimpici vertici del mondo dei vocalisti, mettendo del suo in ogni standard e reinventando i classici del Jazz.

Viaggiatrice, esploratrice, pioniera, e custode della tradizione, la tre volte vincitrice di Grammys ha recentemente vinto il Grammy for Best Jazz Vocal Album con il suo album “Eleanora Fagan (1915-1959): To Billie With Love From Dee Dee”.

Durante la sua carriera, Bridgewater ha sempre fatto da ponte tra vari generi musicali. Si è guadagnata la sua prima esperienza professionale diventando un membro della leggendaria Thad Jones/Mel Louis Big Band, e negli anni ’70 si è esibita insieme a volti noti del Jazz quali Max Roach, Sonny Rollins, Dexter Gordon e Dizzy Gillespie. Dopo un’incursione nel mondo della musica pop negli anni ‘80, si trasferì a Parigi e ricominciò a concentrarsi sul Jazz. Bridgewater cominciò ad autoprodursi con il suo album del 1993 “Keeping Tradition (Polydor/Verve)” e creò la “DDB records” nel 2006 quando firmò con Universal Music Group come produttrice (Bridgewater autoproduce tutti i suoi CD). Facendo uscire una serie di CD che saranno acclamati dalla critica ed il suo tributo ad Ella Fitzgerald, “Dear Ella”, che vincerà due Grammy Award, riceverà varie nominazioni ai Grammy. L’artista Theo Croker ha firmato un contratto con la DDB Records e Dee Dee ha registrato l’album “Dee Dee’s Feathers” con la New Orleans Jazz Orchestra, pubblicato dalla sua etichetta nel 2014.

Bridgewater ha anche perseguito una carriera parallela nel teatro musicale, vincendo un Tony Award per il suo ruolo di “Glinda” in The Wiz nel 1975. Dopo il ruolo di protagonista di Billie Holiday nella produzione off-Broadway di Lady Day, ha anche partecipato in Sophisticated Ladies, Black Ballad, Carmen, Cabaret e nelle produzioni Off-Broadway e West End di Lady Day, per le quali Bridgewater ha ricevuto la British Laurence Olivier Nomination come Migliore Attrice in un Musical.

In qualità di ambasciatore di buona volontà presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), Bridgewater continua a fare appello alla solidarietà internazionale per finanziare progetti di base globali nella lotta contro la fame nel mondo. È attualmente in tournée in tutto il mondo per “Memphis”, il suo nuovo CD, e nell’aprile del 2017 ha ricevuto un NEA Jazz Masters Fellows Award con lode al Kennedy Center di Washington, D.C. Bridgewater è un ASCAP Champion Awardee, è stata nominata Doris Duke Artist nel 2018 e inserita nella Memphis Music Hall of Fame nel 2019.

LUCY WOODWARD

è nata a Londra e ha vissuto ad Amsterdam fino all’età di 5 anni. Si è trasferita a New York con sua madre che era una musicologa, cantante d’opera e insegnante di danza del ventre e ha trascorso le sue estati in Olanda con il padre compositore e direttore d’orchestra. Andò al liceo pubblico nel Bronx ma fu accettata presto all’età di 16 anni alla Manhattan School of Music, abbandonando dopo un anno quando si rese conto di amare il bebop, ma di non cantarlo.

Iniziò facendo la cameriera, cantando standard jazz e blues per le mance nei coffee shop di New York, lavorando in cover band e cantando in spot televisivi. Lucy iniziò poi a scrivere canzoni, affinando una nuova abilità che non sapeva di avere, e alla fine firmò il suo primo contratto discografico con l’Atlantic Records nel 2003. Ebbe 2 successi pop nella Top 40, andò in Giappone per la prima volta e si esibì a The Tonight Show con Jay Leno. Lasciò però il mondo della pop tanto velocemente quanto velocemente vi era entrata, pubblicando altri 3 album da solista in studio: Til They Bang On The Door (GroundUP), Hooked! (Verve) e l’indie Lucy Woodward is… Hot & Bothered (Barnes & Noble) – tutti album che affondano le radici nel blues, nella soul, nel jazz e nella pop… l’opposto del mondo in cui viveva fino a pochi anni prima.
Nel 2011, a Lucy è stato chiesto all’ultimo minuto di sostituire la cantante dei Pink Martini, e che doveva imparare canzoni in turco, croato, giapponese, spagnolo e francese con un preavviso di 6 giorni, esibendosi in festival tra cui il Montreal Jazz Fest, Ravinia e 3 concerti con la San Francisco Symphony. Ha registrato la canzone “Too Hot To Last” con gli Snarky Puppy, che ebbe oltre 1,3 milioni di visualizzazioni, che è inclusa nel loro album Family Dinner, vincitore di un Grammy, e dal 2011 Lucy è spesso stata in tournée insieme a loro al livello internazionale. Si è esibita con la WDR Big Band a Colonia, in Germania e continua a cantare i suoi pezzi per Big Band in Europa e negli Stati Uniti.
Ha cantato come seconda voce con artisti leggendari, tra cui Rod Stewart, Celine Dion, Barbra Streisand, Joe Cocker e Chaka Khan, e ha contribuito con la sua voce e le sue canzoni a innumerevoli colonne sonore tra cui il successo della Big Band Bjork “It’s Oh So Quiet” dal film Disney “Ice Princess – Un sogno sul giaccio” e “Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn”.
Il quinto album di Lucy “Music! Music! Music!” sarà il debutto della sua collaborazione con il leggendario virtuoso della chitarra Charlie Hunter. Fanno un intenso tour negli Stati Uniti e in Europa e uscirà il loro album “I’m a Stranger Here”. Lucy viaggia avanti e indietro per New York e Los Angeles, ma risiede a Rotterdam per la maggior parte dell’anno, dove ora sta imparando ad andare in bicicletta, mangiare il formaggio giusto e parlare di nuovo l’olandese che, ironicamente, era la sua prima lingua.

SAMUEL

è un autore e compositore molto attivo: ha realizzato nove album originali con i Subsonica e sei con i Motel Connection, con cui ha lavorato anche a due colonne sonore. Le frequenti collaborazioni musicali annoverano, tra gli altri, con i Subsonica Franco Battiato, Bluvertigo, Antonella Ruggiero, Krisma, e da solista Patty Pravo, Jovanotti, Manuel Agnelli, Alessandro Mannarino.

Nel 1996 dà vita ai Subsonica insieme a Max Casacci, Boosta, Ninja e Pierfunk (sostituito nel ‘99 da Vicio). In quegli anni di forte fermento musicale nascono anche i Motel Connection e fonda due etichette di musica techno. La sua attività di dj e produttore lo vede protagonista di rinomatissime serate nei club di riferimento della scena techno. A febbraio 2017 partecipa a Sanremo con “Vedrai” e pubblica il suo primo album da solista, “Il codice della bellezza”. Il 12 ottobre 2018 esce “Otto”, ottavo album di inediti dei Subsonica, di cui è coautore e a cui seguono tour nei club di tutta Europa, nei palazzetti italiani e nei più importanti festival estivi. Nel 2019, Samuel partecipa come giudice alla tredicesima edizione del talent show X Factor. Nel novembre del 2019 i Subsonica pubblicano “Microchip Temporale”, una speciale riedizione di “Microchip Emozionale”, in collaborazione con 14 artisti. Venerdì 24 aprile 2020 esce “Mentale Strumentale”, nono album inedito del gruppo, registrato nel 2004. Da marzo 2020, Samuel ha dato vita a “Golfo Mistico” suo studio musicale, diventato un hub multicreativo, dove si incontreranno varie figure legate al mondo della musica, ma non solo. Da venerdì 12 giugno 2020 è disponibile in digitale “Il codice della bellezza (Live con orchestra)” (Sony Music), la versione live del primo disco di Samuel Romano registrato con l’orchestra Bandakadabra, presentato dal vivo con un secret show il 15 giugno 2020. A luglio 2020 Samuel è tornato live con tre appuntamenti speciali in mezzo al mare delle isole Eolie e una tournée estiva. Il 22 gennaio 2021 ha pubblicato il secondo album solista “BRIGATABIANCA”, anticipato dai singoli “Tra Un Anno” e “Cocoricò” feat. Colapesce. Il 14 maggio 2021 pubblica “Cinema”, il singolo inedito feat. Francesca Michielin

 

STEFANO BOLLANI

Studia jazz con Luca Flores, Mauro Grossi e Franco D’Andrea. Dopo il diploma di conservatorio conseguito a Firenze nel 1993 sotto la guida del maestro Antonio Caggiula e una breve esperienza come turnista nel mondo della musica pop (con Raf e Jovanotti, fra gli altri) si afferma nel jazz, salendo sui palchi più prestigiosi del mondo e collaborando con grandissimi musicisti tra cui Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Chick Corea….

Fra le tappe della sua carriera, fondamentale è la collaborazione iniziata nel 1996 – e da allora mai interrotta – con il suo mentore Enrico Rava, al fianco del quale tiene centinaia di concerti e incide ben tredici dischi. I più recenti: Tati (ECM, 2005), in trio con Paul Motian alla batteria, (disco dell’anno per l’Académie du jazz francese), The Third Man (ECM, 2007), (miglior disco dell’ anno per la rivista americana “Allaboutjazz” e per l’italiana “Musica Jazz”) e New York days (ECM, 2008), in quintetto con Mark Turner, Larry Grenadier e Paul Motian (disco dell’anno per “Musica Jazz”).
Il referendum dei giornalisti della rivista specializzata “Musica Jazz” lo proclama miglior nuovo talento del 1998; in quel periodo, mentre guida il proprio gruppo, L’orchestra del Titanic, si lancia nella realizzazione di un disco-spettacolo in omaggio alla musica leggera italiana degli anni ’30-’40 (Abbassa la tua radio con Peppe Servillo, Irene Grandi, Marco Parente, Barbara Casini, Roberto Gatto e tanti altri cantanti e musicisti).
Negli anni collabora, live e in studio, con musicisti sperimentatori e ‘di frontiera’ (Hector Zazou, Giovanni Sollima, Elliot Sharp, Zeena Parkins, Sainhko Namcythclack), ma presta il suo pianoforte anche al mondo della canzone (Elio e le storie tese, Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Massimo Ranieri, Johnny Dorelli, Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Paolo Benvegnù, Joe Barbieri, Bandabardò, in particolare Irene Grandi, con la quale realizza il disco Irene Grandi e Stefano Bollani (Carosello, 2012).
Particolarmente fuori dai canoni risultano alcuni suoi lavori come La gnosi delle fanfole, nel quale mette in musica le surreali poesie di Fosco Maraini insieme al cantautore Massimo Altomare (1998); Cantata dei pastori immobili, oratorio musicale per quattro voci, narratore e pianoforte, realizzato su testi di David Riondino (2004); il disco di canzoni scandinave Gleda (Stunt Records, 2005), realizzato in Danimarca in compagnia di Jesper Bodilsen al basso e Morten Lund alla batteria, due musicisti con cui dal 2004 ad oggi forma un trio affiatato.
È produttore artistico e arrangiatore di un disco del cantautore Bobo Rondelli (Disperati intellettuali ubriaconi, Arroyo, 2002), grazie al quale ha vinto il ‘premio Ciampi’.
Per la prestigiosa etichetta francese Label Bleu realizza quattro dischi a suo nome: un omaggio allo scrittore Raymond Queneau, registrato in trio con Scott Colley e Clarence Penn (Les fleurs bleues, 2002), un disco in completa solitudine (Småt småt, 2003, segnalato dalla rivista inglese “Mojo” come uno dei migliori dieci dischi jazz dell’anno), un disco per trio jazz e orchestra sinfonica con Paolo Silvestri ad arrangiare e dirigere l’Orchestra Regionale Toscana (Concertone, 2004), un doppio album (I visionari, 2006) col suo nuovo quintetto piu’ Mark Feldman, Paolo Fresu e Petra Magoni come ospiti.
Ideatore della rassegna Vivere Jazz Festival di Fiesole (FI), ne è stato direttore artistico dal 2005 al 2007.
Le sue produzioni più recenti sono Big Band! (Verve, 2013), con la NDR Big Band di Amburgo diretta e arrangiata da Geir Lysne, disco vincitore dell’’ECHO Preis’ 2013; Joy In Spite Of Everything (ECM, 2014), disco dell’anno per la rivista “Musica Jazz”; Sheik Yer Zappa (Decca black, 2014), live dedicato alla musica di Frank Zappa; Arrivano gli alieni (Decca black, 2015), nel quale si cimenta per la prima volta anche come cantautore; Napoli Trip (Decca, 2016) con molti musicisti fra cui Daniele Sepe, Manu Katché e Jan Bang; Mediterraneo (ACT, 2017), live a Berlino con Jesper Bodilsen, Morten Lund, Vincent Peirani e membri della Berliner Philarmoniker, arrangiamenti di Geir Lysne.
Nel maggio 2018 è uscito Que Bom, primo disco della sua etichetta discografica Alobar. Composto da brani inediti e interamente registrato a Rio, vede la partecipazione fra gli altri di Caetano Veloso e João Bosco.
Il secondo disco targato Alobar è Piano Variations on Jesus Christ Superstar (2020), un omaggio alla rock opera di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice.
La sua curiosità lo ha portato spesso a salire sul palco in veste di moderatore/intervistatore a fianco di scrittori e pensatori come Rupert Sheldrake, Corrado Malanga, Mauro Biglino, Anne Givaudan, Igor Sibaldi.

 

BILLY COBHAM

William C. Cobham è nato il 16 maggio 1944 a Panama, dove si è appassionato di percussioni guardando suo cugino suonare. All’età di tre anni, la sua famiglia si trasferì a New York City e all’età di otto anni Billy fece il suo debutto in una performance di percussioni con suo padre.

Crescendo Billy ha suonato nei St. Catherine’s Queensmen alla High School of Music and Art. Dopo la laurea Billy ha lavorato come percussionista nella U.S. Army National band. Ha poi suonato come batterista nella band del pianista Horace Silver e ha girato in tour gli Stati Uniti con lui per tutta la fine degli anni Sessanta. Ha poi lasciato per prendere parte all’ensemble fusion di Miles Davis, dove può essere ascoltato nei classici di Davis come “Like-Evil” e “A Tribute to Jack Johnson”. Alla fine Cobham si separò dal gruppo di Davis per lavorare con la Mahavishnu Orchestra, dove fu in grado di esplorare ulteriormente la sua tecnica e il suo stile fusion che hanno influenzato molti negli anni a venire. Dopo aver deciso di separarsi dall’Orchestra, Cobham ha fondato la sua band, Spectrum e ha firmato con l’Atlantic Records. L’album di debutto degli Spectrum presentava un mix di jazz, funk e rock che ha permesso a Cobham di sperimentare ulteriormente con le percussioni. Nel 1975, Cobham pubblicò “A Funky Thide of Sings” passando esclusivamente al jazz commerciale. Nel 1977, Cobham lasciò l’Atlantic e firmò con l’etichetta CBS che gli permise di raggiungere il successo commerciale che aveva sempre desiderato. Cobham si è concentrato sulle sue opportunità come session drummer e su altre opportunità collaterali dopo aver lasciato la CBS, come la batteria per il progetto parallelo dei Grateful Dead “Bobby & the Midnites”. Nel 1988, Cobham ha contribuito a fondare un gruppo chiamato “Jazz is Dead” che riprendeva la musica dei Grateful Dead con iterazioni jazz. Nel 2001 Cobham è stato nominato come uno dei 25 batteristi più influenti dalla rivista Modern Drummer. Ha aperto la strada ai futuri batteristi cambiando il modo in cui le percussioni sono impostate, il modo in cui vengono suonate e in cui vengono apprezzate. Nel 2001 Cobham ha pubblicato “Drum ‘n Voice 1” che è stato il suo ritorno al suono jazz-funk degli anni ’70 e poi nel 2006 Cobham ha pubblicato “Drum’n Voice 2” , infine Cobham ha pubblicato il suo disco “Drum ‘n Voice 3” nel 2009. Nel 2011 Cobham ha iniziato a insegnare batteria online presso la Billy Cobham School of Drums, che è una ArtistWorks Drum Academy. Nel 2018 Cobham è stato in tour negli Stati Uniti per una serie di performance chiamata “Crosswinds Project”, che fu il suo modo di rivisitare il suo secondo album, Crosswinds. Il tour riproponeva il suo lavoro originale degli anni ’70 che è continuato nel 2019 come celebrazione del 75° compleanno di Cobham. Cobham continua a fare tournée in tutto il mondo.

ALEX BRITTI

Tanto di lui e della sua musica lo annuncia il suo volto: i tratti severi, lo sguardo inafferrabile, il sorriso contagioso. “Perché sono figlio unico, sono abituato a star da solo, non cerco e non ho mai cercato il sostegno del gruppo”: Alex Britti è un chitarrista e un autore solista, fiero, deciso.

Un chitarrista fuori dal comune lo è sempre stato, sin da giovanissimo, da quando attraversava l’Europa insieme a grandissimi del Blues quali Rosa King, Buddy Miles e Billy Preston. Ora, a 46 anni, racconta serenamente di quegli inizi difficoltosi, quando suonava come musicista anche per sbarcare il lunario, perché come cantautore non riusciva a farsi ascoltare.

Ma caparbio com’è Alex non ha mai mollato e nel 1997 è arrivato il contratto con la Universal Music e la pubblicazione di due singoli prima – Quello che voglio e Solo una volta (o tutta la vita) – e del primo album poi, It.pop. Ne consegue il successo popolare unito ai primi riconoscimenti della critica: It.pop è triplo disco di platino, mentre “Musica e Dischi” lo proclama miglior debutto discografico dell’anno. Nella scaletta dell’album due canzoni che stigmatizzano la cifra stilistica del cantautore romano: Gelido, una ballad bluesy, dal ritmo inalterato, ripetitivo e sensuale che poggia su un testo spezzato, composto da frasi brevi, una canzone che sfugge alle etichette, “un discorso difficile da guidare”, che quasi si contrappone alla stessa Solo una volta (o tutta la vita): un pezzo solare, divertente, leggero.

L’anno successivo il PIM (Premio Italiano della Musica) lo proclama “miglior artista esordiente” e nel 1999 la sua Oggi sono io vince tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo: ad affermarsi è il lato più introspettivo, posato della sua anima artistica, con una canzone che, due anni dopo, sarà reinterpretata da un mostro sacro della musica italiana: Mina (“ancora non mi sono abituato a sentirla cantare da lei, ancora mi prende un colpo ogni volta!” racconta schivo e sincero).

Una rapida successione di eventi e di successi: il Pavarotti & Friends (dove suona anche come chitarrista di Joe Cocker e Pavarotti), il tour “Sulla spiaggia” con Corrado Guzzanti, la pubblicazione dell’album La vasca (2000 Universal Music), grazie al quale, per la prima volta in Italia, un artista scalza se stesso al primo posto dell’air play radiofonico: il primo singolo estratto – Una su 1.000.000 – cede, infatti, il primo posto in classifica alla title-track La vasca. E ancora un nuovo Festival di Sanremo con Sono contento, il Palavasca e il triplo platino per questo suo secondo album.

Tra tanti successi plateali, da titolone, uno più intimo, meno sfacciato degli altri ma che forse ha lasciato un segno più profondo: quando ha potuto ascoltare il piano e la voce di Ray Charles venir fuori dal suo monitor – proprio dal suo, quello di Alex! – che ha suonato un assolo per The Genius sul palco dell’Ariston a Sanremo, dove Charles era ospite e interpretava una versione inglese di Nel Blu dipinto di Blu.
Mina, Anna Mazzini all’anagrafe, decide di incidere una sua versione di “Oggi sono io”. L’artista lombarda colpita dalla bellezza di questo brano e dalla profondità del testo, chiede al cantautore romano il permesso di poterne fare una sua versione. Britti, ovviamente, accetta onorato e Mina incide il brano registrandolo alla prima e unica prova.

Il brano è proposto per la prima volta al pubblico il 31 Marzo nel corso del documento di 62 minuti (Mina in studio) trasmesso dal portale www.inwind.it. È il primo evento di massa per il pubblico di Internet in Italia: oltre 15 milioni di richieste di accesso ai web server nell’arco di orario dell’evento; oltre 2 milioni di page/views sulle pagine dell’evento per chattare, scaricare immagini e inviare messaggi al forum dedicato a Mina, fino a tarda notte; oltre 250.000 computer si sono collegati e altrettanti navigatori – molti dei quali non erano da soli davanti allo schermo del loro personal computer per un evento del genere – hanno visto integralmente e per oltre un’ora il filmato musicale di Mina stabilendo un record assoluto in Italia; il primo grande evento in Multicast in Italia.

Il riscontro del pubblico non delude e il brano pubblicato prima come singolo e poi inserito nel best of “Platinum Collection 2” del 2006 ottiene un successo in linea con la prima esecuzione di Britti.

Alex è sempre e prima di tutto un chitarrista, un musicista che deve mettersi alla prova e scoprire nuove cose di sé e della sua fida Martina (una delle sue prime chitarre, una Martin, appunto) ogni volta che sale su un palco. Non sorprende quindi che per promuovere 3 (2003 Universal Music), il terzo album in studio (preceduto dalla terza partecipazione festivaliera con il brano 7000 caffè) abbia scelto la lunghissima tournée “Kitarra, voce e piede” nella quale – solo sul palco – reinventa, colora, stravolge il suo repertorio con l’aiuto di microfoni e campionatori.

Ha sorpreso in tanti, invece, la pubblicazione di Festa (2005 Universal Music), un album molto più acustico e autorale rispetto ai precedenti, nel quale si respira maggiormente la matrice blues e jazz della formazione musicale di Alex, ricomposta, rivestita con la cura artigianale di un sarto. Festa è anche il disco nel quale raccontare in modo accorato e diretto la nostra quotidianità fatta di “vite in salita” e sogni infranti.

Si fanno più numerose poi le collaborazioni eccellenti: da quella con Geoff Westley, produttore di fama internazionale, col quale arrangia “Solo con te”, canzone con la quale concorre al Festival di Sanremo 2006, a quella con un mito personale della sua infanzia, Edoardo Bennato, col quale scrive e interpreta Notte d’estate e con il quale è in tour nel 2007.

Dopo la pubblicazione di Mtv Unplugged (2008 Universal Music), una rivisitazione completamente acustica del suo repertorio, divertente, appassionante, elettrizzante è la registrazione di .23 (2009 Universal Music).

Con Alex in studio ci sono, infatti, musicisti straordinari quali Darryl Jones, bassista di Miles Davis, Eric Clapton e degli Stones, Davide Rossi, violinista e arrangiatore di Brian Eno, Robert Fripp e Cold Play, Paco Sery, batterista di Joe Zawinul, ed anche Bob Franceschini, sassofonista, tra gli altri, di Mike Stern, e Cecilia Chailly, arpista di De André e Mina. .23 è un disco nel quale sono protagonisti i paesaggi, da quelli familiari e chiassosi della sua Roma, a quelli sognati di una Betlemme stellata o di una Berlino bombardata, da quelli piovosi di un autunno difficile da vivere a quelli sovraffollati nel “giorno che sa di buono” come nella “notte che sa di menta”.
Nel 2011 esce Immaturi, colonna sonora del film omonimo di Paolo Genovese. La canzone è inserita nel Best of pubblicato lo stesso anno dalla Universal Music, seguito dal Best of Video Collection.

Ancora nel 2011 la Rizzoli dà alle stampe Nelle mie corde, un libro/dvd nel quale Alex racconta le sue passioni musicali e svela qualche trucco chitarristico (“qualche”, sottolinea lui stesso con sorriso sornione).

Nel 2012 una vecchia amicizia – artistica e privata – diventa finalmente un tour: è “Mo better blues”, progetto strumentale che lo vede musicista insieme al grande sassofonista Stefano Di Battista.

È in studio che nasce anche l’idea della “Jimi Hendrix Experience”, un tributo ad una leggenda della musica, suonato in trio con Mel Gaynor e Ged Grimes, batterista e bassista dei Simple Minds. Ed è anche con Mel che Alex ha registrato Bene così (2013 It.pop, distrib. Artist First), il nuovo album di inediti uscito nel giugno 2013, anticipato in radio dal singolo Baciami (e portami a ballare). Gli affetti privati, le “banali concretezze appese a un filo di malinconia” e il desiderio di andare avanti in “questo mondo di matti”, la necessità di trovare sempre uno slancio nuovo, un nuovo sogno che ci spinga oltre: Bene così è un disco molto più immediato dei precedenti. Osservazioni, pensieri, stati d’animo raccontati in modo semplice e diretto, suonato con la grinta di sempre.

I tre singoli estratti – oltre a Baciami e la title track, Senza chiederci di più, scritta insieme all’amico Federico Zampaglione – sono nella top chart dei maggiori network radiofonici per mesi. In ottobre tiene il suo primo concerto solista a Londra, registrando il tutto esaurito. In occasione della partecipazione al “Concerto di Natale 2013” – andato in onda il 24 dicembre su RAI 2 -, Britti incontra e duetta con Patti Smith, una leggenda del rock.

La sua chitarra continua ad affascinare e far proseliti, continua a svelare suoni ed emozioni nuove; così il tour successivo è “Chitarra voce e piede”: ancora concerti tutti sold out per uno spettacolo che vede Alex nuovamente solo sul palco; l’estate successiva sorprende, invece, con un tour molto rock, elettrico e potente.
Nel dicembre 2014 Alex Britti è selezionato a “Sanremo 2015 – 65° Festival della Canzone Italiana” con il brano Un attimo importante.

Ad Ottobre 2015 partecipa al “Toquinho & Friends” dove, i due artisti regalano al pubblico, scambiandosi in perfetto equilibrio, parti ritmiche e assoli, in brani della cultura musicale sia brasiliana che italiana.

Il 20 novembre 2015 è uscito album di Alex Britti “IN NOME DELL’AMORE” – VOLUME 1 – su etichetta It.Pop. Anticipato dal singolo “Perché”, un brano in cui Alex Britti chiede perché molte donne non denunciano la violenza subita. “Perché” nasce anche per dare un aiuto concreto alle donne vittime di violenza al fine di sensibilizzare alla denuncia. Tutti i diritti di Alex Britti e della It.Pop del singolo sono, infatti, destinati a WeWorld, una Ong mondiale che lavora da oltre 15 anni per difendere i diritti di donne e bambini in Italia e nel mondo.

Dopo una trionfale tournée invernale che lo ha visto protagonista nei principali teatri italiani, registrando puntualmente il Sold Out, Alex Britti bissa con il successo di In nome dell’amore tour anche in estate.

Il 24 marzo 2017 è uscito “Speciale” il primo singolo di Alex Britti che ha anticipato la pubblicazione del nuovo album “In Nome dell’Amore – Vol. 2” pubblicato a sua volta il 5 maggio 2017. Il secondo estratto è stato “stringimi forte amore” uscito a giugno 2017 a cui ha fatto seguito il tour estivo.

Nella carriera dell’Artista molta importanza ricopre l’attività live, motivo per cui trascorre gran parte dei suoi anni di carriera in tour in Italia ed Europa. Nei suoi concerti che registrano puntualmente grandi affluenze di pubblico sperimenta sempre nuove sonorità fondendo il suo stile pop con sonorità blues e jazz.
Ricordiamo nell’estate 2017 il progetto pilota denominato “In missione per conto di Dio”, dove insieme a Max Gazzè è protagonista di un concerto in cui reinterpretano i rispettivi successi. Il progetto viene presentato all’Auditorium Parco della musica in due memorabili serate entrambe Sold Out.

Nel 2018 Alex decide di affrontare una nuova esperienza accettando l’offerta di mettersi a disposizione del talent show “Amici” in qualità di professore.
Il 2019 è l’anno dedicato prevalentemente all’attività live che prevede un lungo tour in partenza il 1° di Maggio e che si protrarrà fino alla fine di ottobre. Il 12 Luglio 2019 ripartirà in contemporanea il progetto “In missione per conto di Dio” che debutterà a Perugia come concerto inaugurale del famoso e prestigioso “Umbria Jazz Festival”. Ad Alex e Max si aggiungerà in qualità di Special guest il grande batterista di fama mondiale Manu Katché. Lo stesso concerto si replicherà durante l’estate in altre due città italiane per poi debuttare in autunno in alcune capitali europee.­
Il 24 Gennaio 2020 viene pubblicato, su etichetta It.Pop e distribuito da Artist First, il singolo Brittish prodotto da Salmo.
Il 24 aprile 2020 viene pubblicato su etichetta It.Pop e distribuito da Artist First il singolo “Una parola differente”.
Dal 18 Luglio 2020 al 5 Settembre si è svolto il Tour estivo 2020.

RICHARD BONA

I fan lo chiamano “The African Sting”, i critici lo chiamano “professionista”, ma è il suo stile unico ed elettrizzante nel connettersi con il suo pubblico che lo qualifica per ciò che è veramente: un vero musicista. La voce apparentemente senza sforzo di Richard Bona, le feroci abilità al basso, l’esperienza unica di songwriting/arrangiamento e la capacità di imparare qualsiasi strumento semplicemente guardando, lo posizionano come un raro artista africano che ha stabilito una reputazione ineguagliabile su una piattaforma internazionale.

Originario del Camerun, Bona rimane fedele alle sue radici, con ritmi africani che si riflettono in ciascuno dei suoi sette album; i primi tre, “Scenes from My Life”, “Reverence” e “Munia” mostrano il suo approccio unico alla narrazione attraverso i suoni. Trando ispirazione dalle sue origini, i temi degli album di Bona affrontano questioni internazionali che rispecchiano il suo desiderio di usare la musica per prendere posizione su questioni che riguardano gli oppressi. In quanto artista con uno scopo, si è espanso in nuovi territori musicali e ha collaborato con la star congolese Lokua Kanza e con il cantante/compositore di Antillais, Gerald Toto per creare, nel 2004, il collettivo “Toto, Bona, Lokua” su cui Bona ha scritto quattro tracce. Il trio si mise poi in viaggio ed è andò tournée in Francia; tuttavia, Bono rimase in Europa per un tour con il chitarrista Mike Stern e per essere ospite d’onore nell’album “Mo Bop 2” del chitarrista giapponese Kazumi Watanabe. Poco dopo, i due intrapresero un tour in Giappone, fornendo a Bona l’opportunità di incorporare la cultura e i suoni di un nuovo territorio nel suo lavoro. Inoltre, è andato in tournée con Pat Metheny ed è apparso come guest in due degli album di Bobby McFerrin, insieme ad altre numerose collaborazioni degne di nota. Successivamente ottenne riconoscimento al Victoires du Jazz, dove vinse il trofeo come “Miglior artista internazionale del 2004”; un premio così prestigioso ha confermato la sua capacità di attrarre un vasto pubblico che spazia dal jazz, pop, bossa nova, tradizionale, afro-beat e funk. Nel 2005, Bona è apparso nell’album “Rhyzome” di Mario Canonge e ha contribuito alla colonna sonora del film di Pascal Plisson “Massai, les guerriers de la pluie”. Conosciuto anche per il suo ruolo nel gruppo, Steps Ahead, Bona si è esibito su molti palcoscenici come l’Adelaide International Guitar Festival e con molti luminari come John Legend per il suo album, Tiki, che è stato anche nominato per un Grammy nel 2007 per il ”Miglior album di world music contemporanea”. Nonostante abbia trascorso l’intero 2008 e 2009 in un tour non-stop, Bona ha pubblicato The Ten Shades of Blues, che illustra la sua esperienza con le diverse sfumature del blues con cui ha interagito durante i suoi tour in luoghi come il Sahel, il Brasile, l’India, gli Stati Uniti e il Camerun. Poco dopo, Bona fu premiato dal Festival International de Jazz de Montreal con il Premio Antonio Carlos Jobim; si distingue come artista nel campo della world music, la cui influenza sull’evoluzione del jazz è ampiamente riconosciuta. Ha inoltre ricevuto il prestigioso SACEM Jazz Award (Grand Prix Jazz SACEM) nel 2012 per il Jazz Grand Prize. Inoltre, il suo album certificato Gold del 2013, Bonafied, dimostra una fusione di culture dalla quale sta sviluppando un nuovo album che andrà in tournée a livello internazionale. Con numerosi premi, spettacoli e anni di esperienza, Bona è diventato uno dei musicisti più affermati e ricercati di questa generazione. Mentre continua a ridefinire il suo suond, resta sintonizzato per ciò che ha pianificato per il futuro.

MARIO BIONDI

Ascoltando per la prima volta in radio la hit This is what you are nel 2006, probabilmente vi sarete immaginati un robusto cantante afro-americano di mezza età. Invece Mario Biondi, nativo di Catania (città che da sempre ha un rapporto speciale con la musica italiana), aveva allora trentacinque anni e la pelle bianca.

A trarre in inganno è la sua straordinaria voce calda e pastosa, affinata in tanti anni di live, che ha reso inevitabili i paragoni con Teddy Pendergrass, Isaac Hayes e Barry White, tre delle più belle voci black di sempre. Il brano era stato lanciato già nel 2004 non a nome Mario Biondi, ma con lo pseudonimo di Was-A- Bee. This is what you are entra a far parte di numerose compilation dance, ma il salto di qualità avviene quando il brano entra nella top ten dei brani più trasmessi da Norman Jay nel suo programma cult in onda sulla BBC Radio. La canzone fa da traino a Handful of soul, realizzato insieme a The High Five Quintet, cocktail ben riuscito di rhythm & blues, soul, swing e jazz, in cui si alternano brani originali e cover del repertorio soul americano meno inflazionato. Nel 2007 esce I love you more, un doppio cd live con le canzoni di Handful of soul più altre perle come Just the way you are nella versione di Barry White e Close to you di Burt Bacharach. Con quest’ultimo si crea immediatamente un feeling professionale, tanto che il leggendario compositore americano scrive apposta per Biondi Something that was beautiful, una splendida ballad che diventa uno dei pezzi forti di If, il suo secondo album, che vede la luce alla fine del 2009. Il disco, pubblicato dalla Tattica Records, vende oltre 200.000 copie, un risultato straordinario se si considera il genere musicale. Al di là delle vendite, l’album conferma che Biondi è una delle realtà più interessanti del panorama nazionale, basti ascoltare il singolo Be lonely, un tripudio di ritmo e di archi in puro stile Anni Settanta, o la sensuale ballad Ecstasy. Persino Claudio Baglioni in Juke box e Renato Zero in Non smetterei più si avvalgono dell’inconfondibile voce baritonale del crooner siciliano, le cui quotazioni sono in costante ascesa. Due è un innovativo “talent album” pubblicato nel 2011, in cui la calda voce di Biondi si incontra con quelle di alcuni giovani artisti di talento, più o meno noti, a cui fa da “chioccia”. Venti brani, di cui tredici inediti composti dagli stessi artisti coinvolti nel progetto e sette cover, tra cui la splendida My girl dei Temptations, utilizzata per lo spot di una celebre birra italiana. L’album della definitiva consacrazione a livello internazionale è Sun del 2013, il primo pubblicato da una major, con il quale il cantante si è imposto anche nel mercato internazionale. Per raggiungere l’obiettivo ha chiamato a raccolta una all star di artisti come Al Jarreau, James Taylor Quartet, Omar, Leon Ware e Chaka Khan. Bluey degli Incognito ha conferito all’album la sua inconfondibile impronta, che si traduce in un sound fresco, pulsante, moderno e al tempo stesso piacevolmente vintage. Lo stesso anno, dopo un trionfale concerto-evento alla Royal Albert Hall di Londra, vede la luce Mario Christmas, originale disco natalizio con due brani inediti e sorprendenti riletture di Last Christmas, Driving home for Christmas e Let it snow. Beyond del 2015, fin dal titolo, è una dichiarazione programmatica del desiderio di Mario Biondi di sparigliare le carte e di presentarsi con un nuovo sound. Delle morbide ballad jazz del passato è rimasta la sola All I want is you, scritta con Dee Dee Bridgewater, per il resto Beyond è un album tutto da ballare, dove troviamo molto funky, un paio di brani pop-dance come Love is a temple e I chose you e perfino uno reggae, Where does the money go. Nel 2016 il crooner catanese ha pubblicato il suo primo greatest hits, intitolato Best of Soul, con il meglio di 10 anni di attività in due cd a cui si aggiungono 7 brani inediti. Le languide sonorità brasiliane sono il fulcro tematico di Brasil, registrato e prodotto nel 2018 in un anno di lavoro a Rio de Janeiro da Mario Caldato e Kassin. Brasil è un vero e proprio viaggio nelle molteplici sfaccettature della musica brasiliana attraverso inediti e rivisitazioni di classici che Biondi reinterpreta senza dimenticare la sua anima soul e funk, utilizzando con naturalezza quattro lingue: portoghese, inglese, francese e italiano. Nell’album spicca l’elegante ballad Rivederti, presentata al Festival di Sanremo 2018, dove Mario Biondi ha fornito l’ennesimo saggio del suo controllo vocale e della sua tecnica, sempre al servizio delle emozioni. I recenti I wanna be free con i Quintorigo e Sunny Days con Cleveland Jones sono due singoli che mostrano la costante ricerca sonora di Biondi.
Nel 2020, anno nefasto per il mondo della musica e dello spettacolo, Mario ha dovuto rinunciare a parecchie date programmate in Italia e all’estero, che saranno recuperate nel 2021. La situazione di emergenza però non gli ha impedito di lavorare a diversi progetti. In primis ha completato le registrazioni del nuovo album, in uscita nel 2021. A giugno ha pubblicato l’EP digitale “Paradise Alternative Productions”, contenente 3 differenti versioni di Paradise, brano che sarà contenuto nel nuovo disco, progetto che in occasione del Record Store Day / Black Friday è stato stampato in una speciale edizione in vinile con ulteriori remix non disponibili in digitale. L’8 dicembre Mario ha pubblicato il singolo natalizio “This Is Christmas Time”, versione holiday del suo classico This Is What You Are con testo riadattato assieme a Nick The Nightfly e musica incisa nuovamente in studio assieme alla sua band.
Il 15 gennaio 2021 esce “Cantaloupe Island (DJ Meme Remix)”, singolo che anticipa l’imminente pubblicazione del nuovo disco. Si tratta di una reinterpretazione del classico di Herbie Hancock pubblicato nel 1964 all’interno dell’album Empyrean Isles, a cui si aggiunge l’impronta disco del produttore brasiliano DJ Meme, conosciuto da Mario a Rio De Janeiro durante le registrazioni dell’album Brasil. Il 29 gennaio 2021 viene pubblicato “Dare”, disco con cui Mario festeggia i suoi 50 anni tra atmosfere degli esordi e nuovi suoni sempre all’insegna della qualità.

 

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