Gli artisti

PAOLO FRESU

La figura di Paolo Fresu, autentico poeta del suono, si staglia con caratteristiche uniche sulla scena jazzistica internazionale sia per la bellezza timbrica che con soffuso lirismo trae dai suoi strumenti (tromba e flicorno) sia per il fascino di una musica molto originale e votata alla prassi dell’inclusione nella quale la tradizione neroamericana trova magnifica fusione con altre culture, specie quelle mediterranee, e coi linguaggi più diversi. La convinta idea di una musica senza confini stilistici trova una suggestiva ed originale traduzione nell’omaggio che il trombettista sardo e l’orchestra siciliana diretta da Domenico Riina rendono alla canzone italiana, non solo del nostro tempo ma anche quella che rimanda la memoria più indietro nel tempo, fino allo swing degli anni Quaranta.

RAPHAEL GUALAZZI

Gualazzi è un cantautore decisamente atipico, intanto perché non proviene da alcun talent show, possiede solida preparazione, vanta buona esperienza internazionale e possiede una vocalità molto personale, tutte doti che gli hanno consentito negli anni di affermarsi (anche a Sanremo e all’Eurovision Song Contest); ma soprattutto è atipico perché è ottimo pianista e perché i suoi tasti sanno restituire freschezza e attualità a forme stilistiche che sembravano appartenere al passato, come ragtime, stride, boogie, swing e blues. In questa deliziosa incertezza tra jazz e canzone, Gualazzi propone, in esclusiva per il Sicilia Jazz Festival, una rilettura dei suoi brani più famosi arrangiati per big band da Stefano Nanni e da Giuseppe Vasapolli (che è anche sul podio dell’orchestra).

FAY CLAASSEN

Nei Paesi Bassi, da decenni autentico Eldorado e fervida fucina del miglior jazz internazionale, la stella di Fay Claassen brilla luminosa nel firmamento della vocalità per brillantezza timbrica, perfetta intonazione, esuberante fantasia improvvisativa e, soprattutto, per la capacità innata di saper donare ad ogni canzone un taglio interpretativo unico, personale, quasi definitivo. Qualità che hanno indotto a contendersene il talento artisti celebri, tra cui Paquito D’Rivera (che la definisce “cantante davvero fenomenale”), Vince Mendoza, Mike Stern e Tom Harrell, e formazioni prestigiose come la Metropole Orchestra, la Concertgebouw Jazz Orchestra o la WDR Big Band. Sul podio c’è l’esperta bacchetta di Piero Romano, proveniente dall’Orchestra Magna Grecia, mentre il programma si avvale degli arrangiamenti assai raffinati di Paul Heller, sassofonista della WDR Big Band.

DIANNE REEVES

Diannne Reeves è certo una delle più illustri Jazz Ladies del nostro tempo ed ogni suo concerto è un appuntamento con l’emozione. Artista assai versatile e di grande comunicativa, Dianne Reeves ha dimostrato di essere capace di esprimersi anche in altri territori musicali, come pop e rhythm’n’blues, e di saper dialogare magnificamente con musicisti di ambito assai diverso come Sergio Mendes, Harry Belafonte, Charles Aznavour e Salomon Burke. Vincitrice di vari Grammy Awards (gli ultimi nel 2006, per la colonna sonora del film “Good night, and good luck” diretto da George Clooney, e nel 2015, per l’album “Beautiful life”), in questo ultimo scorcio la cantante di Detroit pare più concentrata sulla grande tradizione vocale afro-americana, ponendosi nel solco di voci leggendarie quali quelle di Billie Holiday, Ella Fitzgerald e, soprattutto, di Sarah Vaughan, cui tempo fa ha dedicato un intenso omaggio discografico. In passato già esibitasi con la OJS, stavolta Dianne Reeves è col proprio quintetto.

SIMONA MOLINARI

Simona Molinari è artista di grande versatilità, applaudita tanto dalle platee dei jazzofili quanto da quelle di Sanremo, il suo approccio interpretativo sa essere perfettamente calibrato tanto nel pop quanto nel jazz e inoltre è dotata di uno stile vocale ricco di brio, freschezza e humour che le notevolissime doti canore sanno ancor più esaltare. Non è la prima volta che la cantante partenopea e la OJS (stavolta diretta da Vito Giordano) salgono sullo stesso palco e le ragioni di una collaborazione così ben consolidata consistono, come più volte ha spiegato la stessa artista, nella straordinaria naturalezza con cui la big band siciliana è capace di sintonizzarsi con un mood interpretativo che è rigoroso ma allo stesso tempo lieve e piacevole; condizione ideale per assecondare a meraviglia la vocalità luminosa e frizzante della Molinari la quale sa compendiare con esiti felicissimi sia lo swing e l’improvvisazione jazz sia la leggerezza spumeggiante ed i colori del pop. Insomma, uno scintillio di capolavori del jazz, specie quelli del repertorio caro alla grande Ella Fitzgerald, intercalati a canzoni del nostro tempo.

SNARKY PUPPY

Sono certo il fenomeno musicale più eclatante e trasversale del nuovo millennio e con una miscela assai originale, fantasiosa e difficile da catalogare tra jazz, fusion, funk, prog e rhythm’n blues (ma c’è anche dell’altro) hanno rapidamente scalato le classifiche discografiche di questi ultimi tre lustri, conquistando anche vari Grammy Awards. E dire che la band era nata nel 2004 come progetto estemporaneo di un gruppo di studenti di un college del Texas. Da allora il collettivo statunitense che ruota attorno al perno costituito dal bassista, compositore e produttore Michael League (la formazione è variabile e a volte comprende anche alcune dozzine di musicisti) ha consolidato il percorso artistico non solo con dischi accolti assai bene da pubblico e critica ma soprattutto attraverso un’attività live che sembra costituire la loro dimensione ideale se è vero, come le cronache spesso riportano, che i concerti degli Snarky Puppy (nome irriverente che suona più o meno come “cucciolo scorbutico”) sono esperienze entusiasmanti, fortemente coinvolgenti, sicuramente indimenticabili.

SARAH JANE MORRIS

L’eclatante estensione vocale (ben quattro ottave), il timbro scurissimo e la passionalità del tratto interpretativo fanno di Sarah Jane Morris una delle figure più emozionanti del panorama musicale europeo. Dopo aver segnato la stagione aurea del pop a fianco di artisti come Communards, Eurythmics, Astrud Gilberto, Simply Red ed altri (in coppia con Riccardo Cocciante vinse anche il festival di Sanremo del 1991), la rossa cantante britannica da tempo privilegia un repertorio di notevole spessore, tra jazz, blues, soul, funky e rhythm’n’blues, che ne esalta le doti interpretative. A dirigerla in una magnifica selezione di standard del jazz e classici di Van Morrison e Burt Bacharach è l’esperta bacchetta di Gabriele Comeglio, apprezzato anche come sassofonista, arrangiatore e compositore (sue le sigle di trasmissioni televisive come “Quelli che il calcio”, “La Domenica Sportiva” e “Che tempo che fa”).

NEW YORK VOICES

E’ da 35 anni che le New York Voices stupiscono e incantano con raffinate acrobazie vocali che danzano arditamente tra standard del jazz e successi del pop, tra capolavori della classica e musica brasiliana, tra be bop e rhythm’n’blues, tra scat e vocalese, tra swing e celebri temi cinematografici. La suggestione delle armonie canore, gli interventi solistici di grande impatto e la fantasia delle improvvisazioni ha conquistato al gruppo solida reputazione internazionale e collaborazioni illustri, tra cui quelle con Bobby McFerrin, Count Basie Orchestra, George Benson, Ivan Lins, Boston Pops e Metropole Orchestra. Nell’occasione le New York Voices sono dirette da Domenico Riina ed affiancate dalle prestigiose bacchette di Marcello Pellitteri, batterista palermitano da tempo stabilitosi negli Stati Uniti e loro abituale collaboratore.

MAX GAZZÉ

Artista di immediata riconoscibilità per linee melodiche originali e orecchiabili, per taglio vocale e interpretativo inconsueto e personale e per spessore di testi poetici ora surreali ora stralunati, Max Gazzè occupa un posto molto particolare nello scenario della canzone d’autore italiana. Tra i primi ad accorgersi del suo valore era stato Franco Battiato che nel 1995 chiede all’artista romano (ma di padre ragusano) di aprire la tappe del tour “L’ombrello e la macchina da cucire”, imponendolo così ad un pubblico assai vasto. Da quel momento a Gazzè si schiudono le porta di un successo via via scandito da canzoni come “Cara Valentina”, “Vento d’estate” , “Una musica può fare”, “Il solito sesso”, “Ti sembra normale” ed altri capitoli presto inseritisi con forza nell’immaginario collettivo. Canzoni che in questa produzione esclusiva vengono rilette in un’inedita chiave jazz dagli arrangiamenti originali di Antonino Pedone, il quale dirige anche l’orchestra.

TOM SEALS 

Il suo debutto è ancora recente ma nell’arco di appena un lustro la popolarità di Tom Seals in Inghilterra è schizzata alle stelle in virtù della debordante esuberanza di questo sorprendente artista (elogiato perfino da Elton John) di cui non si sa se apprezzare maggiormente l’istrionica simpatia o le brillanti doti vocali o, ancora, la sbalorditiva naturalezza con cui macina sui tasti del pianoforte irresistibili ritmi a suon di swing, boogie woogie, soul e blues. Le sue performance sono altamente spettacolari e ciò spiega non solo il livello degli artisti con cui collabora, tra cui Gregory Porter, Jamie Cullum e Jools Holland, ma anche il tutto esaurito che i suoi concerti registrano regolarmente ovunque, dal Ronnie Scott’s di Londra all’Opera House di Dubai. Il confronto con la formazione siciliana diretta da Vito Giordano si preannuncia elettrizzante anche per l’inedito repertorio costituito prevalentemente da composizioni originali dello stesso Seals.

IVAN LINS, JANE MANHEI

Ivan Guimarães Lins occupa un posto di assoluto rilievo nella cultura musicale brasiliana, a fianco di miti come Tom Jobim e Dori Caymmi, che lo precedono di una generazione, o dei quasi coetanei Milton Nascimento e Caetano Veloso. E’ anche pianista di squisito tocco jazzistico e da mezzo secolo le sue canzoni, ricche di bellezza melodica e seduzioni armoniche, impreziosiscono il repertorio di grandi voci come Elis Regina, Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Barbra Streisand, Dionne Warwick, Michael Bublé e, appunto, di Jane Monheit, acclamata stella della nuova generazione del canto jazz statunitense che proprio col musicista di Rio De Janeiro vanta una intensa e felice collaborazione (forse qualcuno ricorda che nel suo debutto palermitano del 2010, al Seacily Jazz Festival, la cantante aveva dedicato molto spazio a composizioni di Lins). Imperdibile, dunque, l’occasione di avere sullo stesso palco due artisti straordinari come Lins e Monheit che, assieme alla OJS diretta da Domenico Riina, incanteranno con alcune delle gemme più affascinanti della musica brasiliana

CHRISTIAN MCBRIDE

Da tempo Christian McBride è uno degli indiscussi maestri del contrabbasso jazz. Per virtuosismo tecnico, senso dello swing, gusto musicale e sapiente uso dell’archetto, il musicista di Philadelphia è considerato l’erede più accreditato dei grandi Oscar Pettiford e Ray Brown, come peraltro dimostrano le collaborazioni prestigiose che nei decenni ne hanno arricchito il palmares: Freddie Hubbard, McCoy Tyner, Pat Metheny, Chick Corea ma anche Sting, George Duke, Chaka Khan ed altre stelle del pop. Di grande spessore anche sul versante compositivo, il musicista ha la capacità di coagulare sulle corde del suo strumento l’intera storia del jazz, dalla tradizione delle origini alle acquisizioni più recenti, rileggendola con semplicità e leggerezza ma anche con grande profondità di emozioni. In questo concerto che ne inaugura il tour europeo, Christian McBride e la OJS diretta da Domenico Riina eseguono un omaggio a Jimmy Smith, Wes Montgomery e Oliver Nelson, ovvero lo stesso progetto che proprio da poco ha guadagnato al contrabbassista l’ottavo Grammy Awards della sua carriera.

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Fotografie realizzate da Arturo Di Vita Fotografia

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